Considerazioni sul campetto di pasqua...

pubblicato 08 apr 2010, 01:42 da Irene Guerreschi   [ aggiornato il 08 apr 2010, 01:43 da Massimo Guerreschi ]
A una settimana dalla fine di questo campo mi sento di fare delle considerazioni su cosa di questa esperienza ciascuno di noi, ciascun ragazzo e ciascun capo del reparto, si è portato a casa.
Beh, innanzitutto la soddisfazione e il sollievo di aver portato allo stadio finale l'impresa di reparto. Ora mancano solo la verifica, in cui ognuno potrà dire e condividere personalmente quanto ha imparato, dato e sentito da questa impresa, e la fiesta finale.
Ed essendo proprio l'impresa ad essere l'attività principale, in cui è stata investita la maggior parte del tempo di questa tre giorni negli immediati pressi delle sponde del lago d'Iseo, mi sento di dire che è stato raggiunto un bel traguardo.
A incorniciare quindi l'evento dei giorni addietro, sono stati tutti quegli episodi del nostro vivere l'avventura scout, ossia nel non fermarci e nell'esser pronti alle difficoltà che si possono presentare.
La prima, ma assolutamente scontata - che ormai un esploratore e una guida hanno imparato a considerare quasi come una compagna di viaggio - è la pioggia.
Abbiamo visto che k-way, giacche impermeabili, cappelloni e ponchi - insieme al pensiero che nel nostro zaino ci sia sempre un eventuale cambio-vestiti completo, tenuto all'asciutto in pratici sacchetti di plastica - sono sufficienti a permetterci di lavorare anche nel tempo bagnato: ci permettono di imparare a montare una tenda (nel momento in cui la pioggia si fa meno scrosciante) partendo dal tetto così da creare subito un  punto di riparo per gli altri pezzi di tenda e i nostri zaini. Non solo, in qualche caso ci è capitato anche di capire che, forse, assicurarsi di avere i picchetti alla partenza non ci costringe a livelli ulteriori di difficoltà, ossia cercare dei legni da trasformare in picchetti d'emergenza. Dei piccoli bastoni si sono rivelati utili anche per tirare meglio le corde fastidiosamente bagnate delle legature che tenevano insieme le strutture delle nostre zattere (ma in generale ottimo espediente per non farsi male anche a corda asciutta.) 
Il vento invece ci ha fatto scoprire che lo stesso montaggio della tenda non può essere casuale (evitando di mettere i lati d'entrata contro vento e perchè può portarcela via e perchè, se piove, si dimostra abile dipendente di una ditta di pulizia lavandoci la tenda) e che qualche telo può essere utile a coprire eventuali zone vulnerabili.
Queste sono le occasioni che ci temprano e ci fortificano, è la presenza di fango e pioggia che ci dà il metro di riferimento per capire che nelle giornate di sole tutto è più scorrevole e semplice, e che quindi se ci si accorge che un palo di una zattera cede, sarà un attimo smontarlo e rimontarlo per poter procedere al varo.
Di mezzo a tutto questo ci sono capitati anche momenti in cui fermarci a riflettere, e forse a confrontare, nel nostro piccolo, queste difficoltà con quelle del Signore nei giorni della sua Passione. Rivivendo tutti i momenti del triduo Pasquale abbiamo avuto  modo ripensare ai significati di quegli eventi, così antichi ma anche così attuali nella quotidianità dei fatti - già durante la quaresima, infatti, abbiamo cercato di dare uno sguardo sulla finestra dell'attualità, con l'ausilio di giornali, provando a riconoscere chi è presentato come 'diverso' (Gv 4,7-9) chi si trova schiavo del peccato (Gv 8,34) chi è ceco(Gv 9,11) chi scaglia pietre (Gv 8,7) e chi è tradito (Gv 12,4) - riconoscendo alla fine nella pietra del sepolcro il peso che ciascuno di noi ha caricato sulla croce di Gesù e che spezzata in più pezzi ha simboleggiato l'attesa di poter diventare nella sua resurrezione pietre vive e angolari.
Ecco, insomma, se tre giorni di campo si sono rivelati così intensi come esperienza, non ci rimane che arrivare in tutta serenità e prontezza a vivere il campo estivo sapendo di poter fare del nostro meglio per crescere e divertirsi insieme.
 
Aldo Elia.

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